L’Aurora dell’AI e il Tramonto dei Dogmi: Come l’AI Overview Ridefinisce la Ricerca e Svela il “Brevetermismo” Digitale
Nel panorama digitale contemporaneo, l’introduzione di nuove tecnologie è spesso accompagnata da un coro di voci che, con sorprendente celerità, ne decretano la “fine” di qualcosa di preesistente. L’AI Overview di Google Search non fa eccezione, scatenando un’ondata di proclami sulla “fine dei motori di ricerca” che, a un’analisi più attenta, rivelano la tendenza al “brevetermismo” – un fenomeno tipico di chi cerca notorietà nel mercato sensazionalistico del digitale, sacrificando la profondità e la complessità dell’analisi alla velocità e all’impatto emotivo. Questo saggio si propone di esplorare le modalità per gestire l’AI Overview e di criticare questa frettolosa narrativa, offrendo una prospettiva più ponderata sull’evoluzione della ricerca online.
AI Overview: Un Compagno (Dis)Disponibile nella Ricerca
L’AI Overview di Google Search, alimentata da modelli di intelligenza artificiale, si presenta come una “panoramica” generata automaticamente che riassume le informazioni più pertinenti alla query direttamente nei risultati di ricerca, mirando a fornire risposte rapide senza la necessità di cliccare sui link originali. Questa funzionalità, concepita per velocizzare l’accesso all’informazione, ha suscitato reazioni contrastanti: da un lato, l’apprezzamento per la comodità, dall’altro, preoccupazioni per la potenziale riduzione del traffico verso i siti web e per l’accuratezza delle risposte sintetiche.
Per coloro che preferiscono l’approccio tradizionale alla ricerca, basato sull’esplorazione autonoma dei link, esistono diverse strategie per limitare o evitare la visualizzazione dell’AI Overview. Sebbene una disattivazione completa e permanente di tutte le funzionalità IA integrate in Google Search non sia attualmente possibile, poiché alcune di esse sono ormai parte integrante del servizio (analogamente ai “knowledge panel”), è comunque possibile influenzarne significativamente la presenza:
- Utilizzo del filtro “Web”: Dopo aver effettuato una ricerca, è possibile selezionare la scheda “Web” (o “Pagine Web” a seconda della versione di Google Search) che si trova solitamente sotto la barra di ricerca o tra le opzioni di filtro (come “Immagini”, “Video”, “Notizie”). Questo filtro mostra esclusivamente i link testuali tradizionali, escludendo le panoramiche IA e altri contenuti arricchiti. Questa operazione, tuttavia, deve essere ripetuta manualmente per ogni singola ricerca.
- Aggiunta di modificatori alla query: Un metodo semplice consiste nell’aggiungere
&udm=14alla fine dell’URL di ricerca o, in alternativa, il termine-noaialla query. Questo parametro forza Google a mostrare i risultati nella modalità “Web” senza le panoramiche IA. - Configurazione di un motore di ricerca personalizzato (per Chrome): È possibile impostare Chrome (o altri browser basati su Chromium) per utilizzare una versione di Google Search che esclude l’AI Overview per impostazione predefinita. Questo si fa aggiungendo un motore di ricerca personalizzato nelle impostazioni del browser (es.
chrome://settings/searchEngines). Per la URL di ricerca, si userà{google:baseURL}search?q=%s&udm=14o un parametro simile. In questo modo, ogni ricerca effettuata dalla barra degli indirizzi utilizzerà la visualizzazione “Web” senza AI Overviews. - Disattivazione da “Search Labs” (sperimentale): In alcune versioni di Google, l’AI Overview è parte degli esperimenti di “Search Labs” e può essere disattivata direttamente da lì. Apri il browser, assicurati di essere loggato al tuo Account Google (modalità Incognito disattivata), cerca l’icona “Labs” (un’ampolla) e disattiva l’opzione “AI Overviews e altro”. È importante notare che disattivare questa opzione potrebbe non eliminare tutte le AI Overviews, poiché Google le sta integrando sempre più come funzionalità di base.
- Estensioni del browser: Esistono estensioni di terze parti (come quelle menzionate in discussioni online) che promettono di bloccare o nascondere le AI Overviews. Tuttavia, l’uso di estensioni non ufficiali dovrebbe essere valutato con cautela.
Questi accorgimenti permettono agli utenti di riprendere il controllo sulla propria esperienza di ricerca, scegliendo se e come interagire con le risposte generate dall’intelligenza artificiale.
Il “Brevetermismo”: Una Critica all’Effimero Digitale
Il fenomeno del “brevetermismo” si manifesta come una patologia del discorso digitale, una tendenza dilagante in cui l’urgenza di “fare notizia” o di acquisire visibilità porta alla formulazione di conclusioni affrettate, spesso sensazionalistiche, su tendenze tecnologiche o sociali. Nel contesto attuale, la “fine dei motori di ricerca” è diventata un mantra per molti commentatori che, spinti dal desiderio di emergere nel mercato dell’attenzione, dichiarano la morte di un paradigma consolidato a fronte di ogni nuova innovazione.
Questa inclinazione al “brevtermismo” si nutre di una comprensione superficiale delle dinamiche evolutive della tecnologia. L’intelligenza artificiale non “uccide” i motori di ricerca, bensì li trasforma, li arricchisce e li ridefinisce. Le pretese di una “fine” o di una “rivoluzione” totale ignorano la natura incrementale e complessa del progresso tecnologico, che raramente sostituisce integralmente ciò che precede, ma piuttosto lo assimila e lo potenzia. La logica del “tutto o niente”, del bianco o nero, è funzionale al sensazionalismo, ma deleteria per un’analisi critica e informata.
La critica del “brevetermismo” non è un mero esercizio accademico, ma una difesa della chiarezza e della precisione nel dibattito pubblico. Come sottolinea la linguistica, la capacità di argomentare con pensieri lucidi e frasi sintatticamente evolute è essenziale per il dovere pubblico. Affermazioni categoriche come “i motori di ricerca sono finiti” mancano di quella flessibilità e di quella “umiltà” (come suggerito in un testo sulla scrittura) necessarie a comprendere un fenomeno in continua evoluzione. Un testo ben scritto, infatti, è quello che sa cogliere le sfumature e le implicazioni, distinguendo tra una semplice opinione e una conoscenza supportata da prove. Il sensazionalismo, al contrario, predilige la maliziosa confusione tra notizia e racconto, sacrificando il diritto del lettore a una informazione referenziale per fare appello all’emotività.
Invece di affrettarsi a dichiarare la “fine” di una tecnologia, gli autori dovrebbero adottare un approccio più ponderato, come suggeriscono i principi di una scrittura efficace: pensare prima di scrivere, chiarire le idee, organizzare la materia e formulare tesi sostenute da dati e ragioni convincenti. L’immediatezza del mezzo digitale non dovrebbe giustificare la superficialità dell’analisi. Al contrario, proprio in un ambiente dove le informazioni si moltiplicano a dismisura, la capacità di discernere, di argomentare con chiarezza e di riconoscere le sfumature diventa una competenza di valore inestimabile
