
Illustri colleghi, stimati accademici, insigni rappresentanti di quella grettezza borghese che osa chiamarsi “praticità”, oggi ci troviamo qui ad analizzare un luogo comune che, come un moderno benchmark, ha invaso le conversazioni domestiche con la prepotenza di un paradigm shift culturale. “Chi fa da sé, fa per tre”: una frase che, nella sua apparente semplicità, nasconde un core value della nostra società neoliberista, dove l’autosufficienza viene elevata a dogma imprescindibile, mentre la cooperazione viene relegata al ruolo di optional da leverage solo in caso di emergenza. Permettetemi di decostruire questo focal point dell’ideologia fai-da-te, che costituisce il vero driver della nostra attuale crisi di rappresentanza sociale. Quando il singolo individuo, armato di tutorial YouTube e di un’irrefrenabile volontà di empowerment, decide di sostituirsi a tre professionisti, non sta compiendo un atto eroico: sta semplicemente perpetuando quella cultura del sacrificio che costituisce il pain point della nostra modernità. Analizziamo, se volete sopportare la mia divagazione, la roadmap implicita in questo mantra contemporaneo. Il “fai da te” non è altro che la manifestazione tardocapitalistica di quella etica protestante che vedeva nel lavoro non una necessità, bensì una vocazione. Oggi, armati di trapano a percussione e di una skillset improvvisata, crediamo di poter outperform i professionisti, mentre in realtà stiamo solo alimentando quel loop infinito di insoddisfazione che caratterizza l’uomo postmoderno. E qui, cari ascoltatori, emerge il vero game-changer della questione: chi fa da sé non fa affatto per tre. Chi fa da sé fa semplicemente da sé, perpetuando quell’illusione individualista che ci porta a credere di essere self-made quando in realtà siamo solo self-deluded. La vera rivoluzione, permettetemelo, non consiste nel saper montare un mobile IKEA senza istruzioni, bensì nel riconoscere che la nostra forza risiede nel networking, nella synergy, in quella cooperazione che il volgo, nella sua infinita banalità, considera debolezza. Ars longa, vita brevis, outsourcing eternus.
