Ma dove vai, se uno schema logico non hai/dai?

Si avvicina uno dei tempi in cui la scuola rende più evidente il proprio rigor mortis, causato dagli interventi legislativi, ma anche dalla rigidità onanistica di chi pensa che i professionali con cultura generale incarnassero la scuola della Costituzione e dalla sindrome tassonomica di chi si innamora di ogni framework che compare, per essere subito superato dall’erede, a sua volta destinato a un ciclo di vita molto breve.

Sto parlando della produzione di tracce guida per l’orale dell’esame, che costituiscono in genere una sorta di museo degli orrori, incarnando la non colpevole ignoranza degli studenti e la snobistica e irresponsabile insipienza degli insegnanti a proposito di rappresentazione grafica della conoscenza.

Ecco quindi un’indicazione di massima, che non ha nulla di “innovativo” (questo aggettivo sacralizzante fa nella realtà da foglia di fico a troppe attività confuse e prive di valore didattico), ma parecchio di “logico”.

In estrema sintesi:

  • Concepire il colloquio come l’occasione in cui chi lo sostiene rende chiaro agli adulti presenti come le discipline scolastiche hanno aiutato la sua comprensione di un tema di interesse generale. Nella rappresentazione grafica questa è la domanda focale, tipica dichiarazione di prospettiva delle mappe concettuali rigorose. Questo approccio è interdisciplinare per vocazione e chiarisce prospettiva, obiettivi e limiti della mappa, evitando di partire nella riflessione dalla scansione non orientata delle materie scolastica.
  • Indicare con chiarezza il tema.
  • Trasformare/riformulare il tema, che può essere evocativo, analogico, metaforico, connotativo, in concetto denotativo di partenza.

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